Sulle strisce
 
Strade maestre e vicoli oscuri, deviazioni e attraversamenti pedonali: intricata e misteriosa è la Via del Fumetto!
 
in Fumetto | Domande e risposte
19/01/2012 09:09 - Di: Alessandro Sisti

  Alessandro Sisti
Tutor di Fumetto
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Metti la china, togli la china! Era la cera, dite? Tsk! Non nell’antica arte marziale del Phoo Met To! Citazioni a parte – e non vi domando se questa l’avete riconosciuta, perché di simili cose la sapete più lunga di me – temo proprio che quanti, da questo incipit e dall’accenno alla Via del Fumetto nel sottotitolo, sono ansiosi di scoprire qualche Immortale Verità Zen (evvài di maiuscole, tanto sono gratis) a proposito del nostro mestiere, farebbero meglio ad andarla a cercare altrove. Qui non ce n’è, né si tratta di un articolo sulla viabilità nelle vignette, come forse il titolo può far credere. La verità è che non ho resistito alla polivalenza semantica degli argomenti di oggi – e a dirla tutta non ho resistito neppure all’estetica di termini come “polivalenza” e “semantica” – e nello scrivere titolo e sottotitolo ci ho giocato un po’ su.

Insomma, ho imbrogliato. Solo fino a un certo punto, però, perché anche fermarsi sulle ambiguità di significato delle parole e usarle per attirare il lettore è pur sempre una tecnica creativa, una forma di pensiero laterale che ci invita a considerare per le nostre idee non soltanto i percorsi più palesi e diretti, ma anche le deviazioni, che magari conducono a risultati inattesi e più interessanti. Il che, in un certo qual modo (deviato e laterale), ci porta a una domanda di Tita, che mi ha chiesto cosa sia il fumetto mainstream

Colpa mia, che ho usato questa definizione in una delle ultime rubriche, dandola per scontata! Farò ammenda spiegandola, anche perché non è niente di speciale. Tradotto alla lettera, “mainstream” significa corrente principale, quella cui appartiene il 90% dei fumetti, o giù di lì, sia umoristici che avventurosi: quelli “classici”, per capirci, che leggiamo da sempre, originali e sorprendenti quanto a contenuti narrativi, ma che per stile grafico e tecnica della sceneggiatura si attengono ai canoni tradizionali, comprensibili da tutti. Niente di tanto inconsueto (o come si diceva una volta, di alternativo) da mandare in visibilio gli esperti per “l’uso innovativo del mezzo”.

Seguire la via principale comunque non è così semplice – e voi ne sapete qualcosa – poiché anche per condurre il mezzo nel modo migliore e senza andare a sbattere bisogna conoscere bene i codici (ah! Ah! Altre polivalenze semantiche) e perché sulla strada maestra s’incontra di tutto. Per esempio le strisce: non pedonali, bensì quelle umoristiche, di cui marco vorrebbe comprendere meglio la tecnica. Come si sceneggiano? Occorre il soggetto?

Ne abbiamo parlato anche nei fascicoli: ora cerchiamo di approfondire il metodo, recuperando nel contempo alcune delle regole principali, per chi malauguratamente avesse perso proprio l’articolo che se ne occupava! Per cominciare, delle strip è inutile scrivere il soggetto. Sono talmente brevi che impiegheremmo di più che a sceneggiarle, dunque tanto vale farlo direttamente. Il titolo non è indispensabile, anzi, a volte può risultare controproducente. La maggior parte delle funzioni che ha nelle storie lunghe, qui non sono richieste. Quella di presentare il contenuto affinché il pubblico decida se leggere tutto, per esempio: a leggere l’intera striscia occorre poco di più, e il lettore lo fa e basta. Oppure quella d’offrire un gancio per memorizzare le storie che ci sono piaciute: i lettori non ricordano le strip dal titolo, ma per le gags. Quindi mettiamo il titolo solo quando ha uno scopo, per esempio in una serie di strisce dove la gag immancabilmente lo contraddice. E decidiamo a priori se metterlo sempre, oppure mai. Non qualche volta sì e qualcuna no.

Per quanto riguarda la regia e i contenuti visivi, non ci sono obblighi tecnici da rispettare, né legati alla tradizione. Esistono strisce formidabili dove le inquadrature sono statiche e quasi immutabili, e le ambientazioni sono appena accennate attraverso pochissimi elementi essenziali, come i Peanuts di Charles Schulz (chi riesce a trovare un CL oppure una panoramica con Snoopy o Charlie Brown ha il caffè pagato al bar qui sotto) e altre nelle quali i dettagli e i punti di vista si concedono tutta la grammatica visiva delle storie lunghe, come Calvin & Hobbes di Bill Watterson. Potete fare quello che volete, sceneggiandole in ogni caso nel modo consueto.

Le strisce sono composte da un numero di vignette che varia dalle due (quando che ne occorre una più grande, per mostrare una scena estesa) alle quattro. Insomma, sono corte. La cosa peggiore che possiamo fare è perciò dare al lettore l’impressione di tirarle in lungo. Considerando una quantità media di tre vignette, conviene utilizzare una tripartizione, più o meno come l’incipit, il corpo e il desinit, che assegni a ciascuna un ruolo. La prima vignetta fornisce una premessa, la seconda la chiarisce (oppure la contraddice, o fa fare ai personaggi qualcosa di conseguente alla premessa) e nella terza c’è la sorpresa che crea la gag, quando scopriamo che le cose non sono come avevamo creduto in base alle prime due, che il risultato è molto peggio – o meglio – di quanto sarebbe stato logico attendersi, o ancora, i protagonisti ne traggono una conclusione assolutamente distonica o paradossale.

Quando invece (e purtroppo capita) la seconda vignetta si limita a ribadire la premessa, o peggio, i personaggi tergiversano scambiandosi frasi inutili, che non aggiungono nulla né cambiano quanto ci è stato comunicato dalla prima, abbiamo l’impressione che l’autore stia solo annacquando il brodo per arrivare al totale di tre. È fastidioso e fa pensare – consciamente o meno – che non abbia niente da dire, se non riesce a riempire neppure tre vignette, e ciò pregiudica l’effetto della gag del terzo quadro,  anche se è divertente. Quindi ricordiamoci che non siamo vincolati per contratto a produrre strip rigorosamente da tre vignette! Due possono andare benone… anche se forse per quello che sta in due vignette poteva bastarne una sola, esilarante, fulminante e autoconclusiva.

Già, autoconclusiva. Perché le strisce devono esserlo assolutamente: divertenti e complete in se stesse. La sorpresa non è l’unico sistema per strappare un sorriso al lettore, però è il più semplice e diretto. Se un personaggio ha un problema (premessa), capisce come affrontarlo (vignetta mediana) e lo risolve, magari in modo brillante, ma senza nulla d’inusitato o di comico, abbiamo una piccola storia, non una strip comica, e poiché difficilmente, in uno spazio così risicato, il lettore avrà avuto il tempo di essere coinvolto dalle difficoltà del protagonista, non l’apprezzerà.

Quanto all’autoconclusività, la formula della strip è concepita per un lettore occasionale e saltuario, che magari non ha mai visto la nostra, la legge oggi e chissà quando lo farà di nuovo. Perciò deve godersela adesso e ridere subito. Certo, il nostro intento è quello di far sì che la trovi talmente buffa da cercarla anche domani, o perfino da acquistare la raccolta completa in cinquemila pagine, ma per raggiungerlo dobbiamo conquistarlo con queste tre vignette, ora o mai più! In passato ci sono stati Grandi Autori (qui le maiuscole sono d’obbligo, le userei anche se dovessi pagarle a parte) come Bill Walsh, che hanno raccontato avventure intricatissime a strip giornaliere, ciascuna comica e autoconclusiva, sulle pagine dei quotidiani, ma riuscirci è un’autentica impresa. Walsh ce l’ha fatta, finché non ha capito di essere talmente bravo… da potersi permettere di più, ed è passato al cinema, con pellicole come Mary Poppins!

Allora, affinché i lettori possano gustare all’istante anche una sola delle nostre strisce, ripassiamo qualche ingrediente fondamentale. È preferibile che il contesto sia conosciuto e ben definito – il condominio, l’ufficio anagrafe, uno studio televisivo o ciò che preferite – per raccontare tutto quello che il pubblico non immagina possa succedere in un luogo simile (quindi è consigliabile che invece l’autore lo sappia) e i personaggi devono essere evidenti e immediati – l’imbranato e la fascinosa, il presuntuoso, l’arrivista e il troppo-tecnologico – perché non ci sono né il tempo né lo spazio per presentarli. Infine possiamo scegliere di servirci di un cast limitato a due o tre personaggi, tuttavia quanti più sono i “tipi” che descriveremo, tanto maggiori saranno le nostre possibilità d’inventare un ventaglio ampio e variato di situazioni. Le strip possono avere un singolo protagonista, ma è la disponibilità di comprimari che aiuta a mantenerle vive a lungo.

Nota al margine: vedendole nella loro ipercondensata brevità, qualcuno crede che scrivere strisce sia più facile che sceneggiare storie estese. Più che una strada, insomma, una scorciatoia. Che però rischia di rivelarsi un vicolo cieco, fonte d’amare disillusioni e feroci mal di testa! Dunque, se avete un’idea per una serie di strip, che ha senso in quanto tale e volete realizzarla, non fatevi scoraggiare: è un genere che può dare parecchie soddisfazioni, agli autori come al pubblico. Viceversa, pensare di scrivere strisce per “farsi le ossa” e poi passare alle sceneggiature lunghe è come darsi al tiro al piattello prima d’aver imparato a caricare il fucile. Al contrario, sceneggiando storie umoristiche di più ampio respiro, in cui il corso delle situazioni ci insegna dove e come sviluppare le gags, aiuta a capire man mano come isolare queste ultime, estrapolarle e farle funzionare in modo autonomo. 

Come dire che bisogna prima fare le storie a pezzi, per poi farle… a strisce.

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dreamer
10/02/2012 08:25
:)

StoryTeller
07/02/2012 13:21
Capo, un spritz con l'aperol!

sixty - tutor
26/01/2012 08:58
Grazie, Tita, sono molto lusingato. Hai un caffè pagato al bar qui sotto e anche l'aperitivo!

Tita
25/01/2012 19:28
Grazie per questa lezione che,come le altre non è mai noiosa e non dà per scontato niente. E mi sia concesso dire anche che trovo molto divertenti i suoi giochi di parole con cui il nostro tutor sa concludere i suoi scritti.

marco
22/01/2012 13:09
Concordo appieno Alessandro!! ;)

sixty - tutor
21/01/2012 14:36
Grazie a Marco, e a StoryTeller anche per la Polivalenza Artistica, che non ha nulla da invidiare a quella semantica. Fra tutti, siamo una bella compagine d'esteti, ironici e un po' barocchi, eh? E poi c'è chi crede che i fumetti siano cosette semplici e infantili...

StoryTeller
19/01/2012 17:27
Un plauso al nostro Sisti, e alla sua Polivalenza Artistica! Senza togliere nulla ai contenuti tecnici espressi, il primo capoverso è da antologia. Questo articolo mi ha ricordato quando io e un mio amico abbiamo provato a creare delle Strip per alcuni giornali locali. I nostri protagonisti erano tre pantegane che discutevano satiricamente dei fatti quotidiani avvenuti nel veneziano. Si chiamava I TOPPAZZI. Era bellissimo trovarsio alla sera a bersi una birra e discutere e disegnare e ridere dei nostri amici di carta. Forse sarebbe ora di riproporre il trio di topi, mai come ora la cronaca è densa di avvenimenti che ben si prestano ad una bella sferzata satirica!

marco
19/01/2012 10:58
Bene! Grazie Alessandro per questa lezione estesa sulle strip e per avermi risposto così concisamente!