Taglia & cuci
 
Qualche volta è alta sartoria, altre invece soltanto… rammendo! In tutti i casi comunque è sempre fumetto.
 
in Fumetto | Domande e risposte
15/12/2011 11:39 - Di: Alessandro Sisti

  Alessandro Sisti
Tutor di Fumetto
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Ago e filo sono utili, ma a essere veramente essenziali sono le forbici. Se state per dare un’occhiata al titolo di questa pagina, giusto per assicurarvi di non essere stati reindirizzati su anchetustilista.it, tranquillizzatevi: parlo di fumetti. Nella scrittura d’una storia l’uso delle forbici non è meno basilare che in altri campi, per evitare l’eccessiva lunghezza di soggetti, scene e battute, come pure per dare i giusti tagli alle inquadrature, o gestire il montaggio – di nuovo un’operazione di taglio e cucito – delle sequenze nelle tavole.

A proposito di questo tornano in scena con i loro dubbi dreamer e StoryTeller, già protagonisti dei nostri ultimi appuntamenti. Entrambi mi perdoneranno se sfrutto con tanta bieca insistenza ciò che m’inviano, però sembrano essersi specializzati nel mettere a fuoco certi argomenti con i quali prima o poi ogni autore si trova a fare i conti! Dunque cedo la parola a StoryTeller, che scrive:  

…ho qualche dubbio sulle art notes relativamente a tavole con gabbia libera. Oramai mi è chiaro come indicare doppie, triple, tasselli e piani sequenza, ma quando vedo quelle belle tavole con vignette diagonali, triangolari, in genere irregolari, mi chiedo come fare per comunicarle al disegnatore. La gabbia libera è una discrezione del disegnatore? Lo sceneggiatore deve indicare solo le inquadrature?

Ve lo domandate anche voi? Probabilmente sì, perché le gabbie libere, ma soprattutto le vignette dai  tagli esasperati e intensamente espressivi, sono quasi irresistibili. Fermo restando il fatto che la loro interpretazione è un privilegio del collega artista, a chi scrive non è certo vietato cercare almeno di spiegare come le immagina. Ovviamente nelle art notes, come tutto il resto della scena, ricorrendo a descrizioni come “orizzontale, larga a tutta giustezza di tavola e alta metà di una singola normale: esterno, giorno, panoramica in CLL di Manhattan vista dal mare”, oppure “verticale lunga e stretta. Edmund ansioso, porta una mano al taschino del gilet. È a FI, ma tagliato in una striscia sottile e incompleta, che dà al lettore la sensazione di non vedere tutto quello che vorrebbe”. O ancora “PPP – dettaglio dei soli occhi accigliati e del naso prominente della maschera veneziana che Casanova ha sul viso. Potrebbe essere una vignetta triangolare con la punta in giù, per esaltare l’inquadratura”.

Ancora non ci soddisfa? Possiamo schizzare uno schema della tavola (non lo storyboard completo, bastano le forme e le posizioni delle vignette, numerate secondo la progressione in sceneggiatura), o perfino utilizzare la funzione inserisci > forme di Word per disegnare direttamente, in testa oppure al piede della nostra pagina di testo, la tavola e le vignette. Fra le forme già pronte e la possibilità di modificarle agendo sulle “maniglie” troveremo di che sbizzarrirci.

In ogni caso però non dobbiamo dimenticare che il disegnatore è il nostro co-autore e dunque, per quanto meticolose siano le indicazioni che gli forniamo (graficamente o per iscritto), ha il diritto di regolarsi diversamente… se gli riesce d’inventare qualcosa di meglio, che renda con più efficacia il contenuto narrativo. La storia se ne avvantaggerà e non avremo di che lamentarci. Oppure sì, ma anche i duelli all’ultimo sangue fra le coppie creative sono nella migliore tradizione del fumetto!

Un buon professionista tuttavia sa porsi dei limiti. Siamo proprio certi che se la vignetta non fosse, per forma e proporzioni, esattamente come l’avevamo immaginata, la storia ne soffrirà? Non basta che il contenuto corrisponda alla sceneggiatura? Avevamo chiesto un’orizzontale larga e bassa, però l’artista adora disegnare panoramiche di Manhattan, ha una documentazione enorme a riguardo e ne ha ricavato una spettacolare vignetta da mezza tavola, senza comunque penalizzare le altre, le quali mostrano ugualmente ciò che devono: i lettori ne andranno matti. Dunque, prima di mandare i nostri padrini dal collega per la scelta delle armi, chiediamoci se non ci siamo semplicemente affezionati troppo alla nostra visione della scena.

Ve lo state chiedendo? Intanto io passo alle domande di dreamer, sceneggiatrice-sperimentatrice inesausta, che nella sua ricerca sui tagli delle immagini spesso sconfina nelle norme relative a quelli della fotografia e del cinema. Qui la nostra amica s’è imbattuta nella …regola di sfumare lo sfondo dietro al soggetto, se infastidisce o non è importante avere una foto ambientata, e come esempio avevano una ragazza con dietro le fronde di un albero, che potevano essere a fuoco oppure no. Mi sembra interessante come significato narrativo, anche se per caso volessi lasciare in sospeso il luogo dove ci si trova... come si traduce, quindi? Si può disegnare un qualcosa di indefinito? Credo che esista un modo specifico, che adesso non mi viene in mente! 

Il modo c’è, anzi, ce ne sono molti. Se usiamo Photoshop, GIMP, o un altro programma grafico per finalizzare le tavole, siamo in grado di lasciare definito il soggetto e abbassare lo sfondo con lo strumento “sfocatura”; però anche con le tecniche classiche possiamo inchiostrare il primo piano con un tratto marcato e solo colorare – diciamo a pastello, oppure con i pastelli acquerellabili o con gli acquerelli, o le ecoline molto diluite – tutto il resto. Se non siamo noi a farlo, in sceneggiatura lo indicheremo specificando che l’intento è quello di lasciare il contesto vago e impreciso, suggerendo qualche soluzione tecnica (per aiutare a comprendere qual è il risultato desiderato), ma lasciando a chi deve metterla in pratica la scelta di come procedere.

C’è tuttavia anche un altro percorso ampiamente adottato, che a dreamer non viene in mente proprio perché è talmente poco incisivo da non restare nella memoria: consiste nel non disegnare niente, o quasi. Pensateci, oppure controllate sui fumetti che siete soliti leggere: quante volte, quando lo sfondo è ininfluente, superfluo, distrae l’attenzione da elementi salienti come l’espressione di un protagonista, o l’autore non vuole rivelarci dove si svolge l’azione fino alla vignetta successiva (che magari vedremo in grande stile solo dopo aver voltato pagina), dietro all’elemento principale, su cui si concentra l’attenzione, non c’è nulla, o qualcosa di così insignificante e marginale che il nostro sguardo lo registra comunque come un “nulla”?

Basta sceneggiarlo. Dobbiamo preoccuparci d’inserire in scena il catalizzatore – il personaggio, un oggetto, o quel che volete, dopotutto la vignetta non può essere vuota – e dargli l’opportuno risalto. Poi specificare che non serve altro (e perché), più o meno così: “PP di Madlene sbigottita. Dietro, lo sfondo è senza particolari in modo che non si capisca dove si trova, o al massimo c’è l’angolo d’una parete, per definire che si tratta di un interno generico”. C’è sempre un muro vuoto in un interno, o un cielo senza nubi in un esterno, oppure grigio compatto se il tempo è cattivo, o ancora… uno di quei famigerati fondini monocromatici di un colore a casaccio, che non dicono nulla. Ma se ciò che vede è davvero importante (l’espressione di Madlene, oppure un cartello che indica la via d’uscita dal labirinto mortale), il lettore neppure se ne accorgerà. Voi sì, però gli autori – si sa – sono pignoli e fanno caso a tutto.   

Diamo un’occhiata a un’ipotesi opposta, sempre seguendo dreamer. 

Lo stesso sito di fotografia consigliava di controllare che la composizione attiri l'attenzione sul soggetto. Ma non e' facile... vedo che è molto usata la prospettiva e le linee degli edifici, o anche la direzione di un parquet, tendono a convergere sul protagonista della scena. E poi? In che altro modo? Forse con un colore contrastante, o che spicca su tutto il resto? (Ah! Ah! Questo è molto “dreamer style”!”) Sempre nel discorso di trovare linee che portino al soggetto dell’immagine, noi avevamo visto la funzione che hanno il fiume, le strade, basta che non escano fuori dalla cornice, ed è abbastanza fattibile in un paesaggio, ma componendo una location d'interni? 

Ah, be’, in un interno forse ce ne sono anche di più! Un divano di quinta a sinistra e la credenza di quinta a destra, posizionati opportunamente, offrono un’abbondanza di linee convergenti su chi sta in mezzo. E la prospettiva d’un corridoio? Per non dire della luce della porta della stanza accanto, che incornicia in quella vicina il personaggio che c’interessa. Costruire la composizione che assolve allo scopo che ci serve è sempre possibile. Tanto più che nella fotografia gli elementi dell’ambiente sono spesso già li, e non sempre si può chiedere di spostare l’arredamento per ottenere uno scatto ideale, mentre in una vignetta siamo noi a collocare divani, credenze, scrivanie, grattacieli e catene montuose dove ci occorre. Non perdiamo la calma, sforziamoci di visualizzare lo scenario con tutto quello che contiene… o potrebbe contenere (lì ci vorrebbe una bella cassapanca del ‘300, che ha la forma giusta per creare il percorso visivo? Alé, eccola pronta. Tanto è gratis) e poi cambiamo posto al mobilio fino ad avere quello che ci occorre. Ma ce n’è ancora.

… Dice che le inquadrature attraversate da linee orizzontali evocano una situazione di tranquillità e sicurezza mentre quelle oblique e inclinate no. 

Vero, e non è neanche tanto strano. Siamo abituati a valutare le situazioni da quello che ci vediamo attorno: se la scena è in piano e vediamo linee abbastanza estese ai lati da poterle considerare come orizzontali, vuol dire che siamo in equilibrio stabile e con un certo spazio circostante, abbastanza da poter evitare eventuali pericoli. Quindi siamo tranquilli e sicuri. Se invece vediamo tutto obliquo e sbilenco, come minimo stiamo per cadere! Le immagini in cui ci immedesimiamo anche se in effetti siamo seduti in poltrona, come quelle del fumetto o dello schermo, riescono a sfruttare questo stesso meccanismo per agire sulla nostra percezione.

Ma c’era poi un accenno allo sguardo impressionista e non so proprio cosa sia…

Ecco, stavo atteggiandomi a tutor-che-la-sa-lunga e così gli dei (con la collaborazione della nostra amica) mi hanno punito! Lo sguardo impressionista? E chi l’ha mai sentito nominare? Avrà a che vedere con l’Impressionismo, certo, ma applicato al cinema, alla fotografia, o al fumetto cosa sarà? Eppure anche questo fa parte degli aspetti interessanti del mestiere: c’è sempre qualcosa da scoprire, da saccheggiare (ih! Ih!) e da tradurre nel nostro linguaggio. Cosa desiderare di più?  

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dreamer
17/01/2012 17:23
Taglia & cuci è stato anche il motto del mio Natale Otaku: ho realizzato un drago Shenron (quello delle sette sfere di dragon ball, lo conoscete) di cartoncino e stoffa, con tutto il mio talento di "sarta della domenica"! Tutto il reportage su htt p://a4.sphotos.ak.fbcdn.net/hp hotos-ak-ash4/379465_262579470 472041_100001599699775_779864_ 993362967_n.jpg

dreamer
17/01/2012 16:34
Ciao.. noto con dispiacere che molti miei commenti spariscono, o meglio non va a buon fine l'inserimento e me ne accorgo poi quando, come stavolta, ritorno a leggere le lezioni... beh, non vi perdete poi molto, io dico sempre le stesse cose e se vado ad approfondire un argomento, sicuro al 100% che trovo una carriolata di parole e concetti che non capisco!!! Dai che prima o poi sarà tutto chiaro anche a me, carriola più, carriola meno! Anzi, più ci metto a capire questo magico mondo, più cicli di corso posso seguire, da perenne ripetente! Mi piace questa prospettiva! Come rimanere imprigionata nel girone dell'inferno dei fumettisti, con una matita spuntata e nessuna superficie scrivibile!!!

myri
17/01/2012 00:29
Che bello e interessante questo articolo!!!!Sono fuori tempo,Natale e' gia' nel dimenticatoio,con tutti i panettoni e spumantini che ci siamo ingoiati(alla faccia della crisi),ma le domande e risposte affrontate in questa discussione sono ancora attuali,anzi,come dice Tita,sono dei dubbi che probabilmente in corso d'opera sono venuti un po' a tutti noi. Mi sembra di capire che affezionarsi troppo alle nostre storie non sia sempre una buon atteggiamento,anzi a volte puo' essere addirittura addirittura controproducente. Questo ci impedisce di vedere i difetti delle nostre creazioni e soprattutto di considerarne le possibilita' di sviluppo...ben vengano i disegnatori che stravolgono (ma non troppo ;-) )le sceneggiature,magari migliorandole!Il lavoro di squadra se fatto con spirito di collaborazione porta sempre buoni risultati e allarga i nostri orizzonti....In quanto allo sguardo impressionista,la definizione e' molto curiosa. Forse si riferisce al rendere gli ambienti esterni con una visione simile a quella degli impressionisti,cioe' al cogliere particolari e trasmettere emozioni con precise ed intense pennellate piuttosto che una meticolosa e pedante descrizione della realta'?Boh...Insomma se dovessi disegnare quella famosa panoramica di Manhattan con sguardo impressionista,piu' che definire forme e dimensioni geometriche di edifici e ponti, disegnerei delle sagome o contorni di grattacieli senza troppi particolari ma sicuramente punteggiati da una miriade di luci contro un tramonto porpora prossimo alla sera...Comunque Dreamer solleva sempre delle questioni interessanti!

marco
23/12/2011 13:07
Grazie Giac! Auguri anche a te auguri al nostro Alessandro, e a tutti voi carissimi colleghi, che sia un Natale pieno di amore gioia e pace nei nostri cuori e nelle nostre famiglie! Buone feste a tutti!

Giac_72
22/12/2011 22:08
Approfitto di questo articolo prenatalizio per fare gli auguri a tutti! Buone Feste!

Tita
16/12/2011 19:36
Una bella lezione con dei dubbi che mi erano venuti anche a me e che vedo con piacere sorgere anche ad altri colleghi. In effetti una storia può essere raccontata in tanti modi proprio perchè ognuno di noi la può interpretare diversamente.

marco
16/12/2011 13:49
Guà concordo con StorySniperTeller ;) Bella lezione! belle risposte dal grande Tutor e ribadisco anche io, VIVA L'INTERPRETAZIONE DEI NOSTRI DISEGNI!

StoryTeller
15/12/2011 17:29
Sono molto contento di questa risposta! W l'interpretazione dei nostri disegnatori! Questo sì che fa squadra...